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DI COSA CI OCCUPIAMO


Prima visita psichiatrica

La prima visita psichiatrica è una visita medica della durata di circa un’ora, che si svolge attraverso un colloquio clinico. Durante la visita con il medico psichiatra si affronteranno le problematiche del paziente, partendo da cosa l’abbia spinto a rivolgersi allo specialista, quali sintomi avverte e quali siano le sue preoccupazioni ed esigenze. Verrà effettuata una raccolta anamnestica completa sulla storia personale e familiare, esaminando non solo la componente psichica, ma anche lo stato di salute generale, raccogliendo così la storia clinica complessiva, al fine di avere un quadro esaustivo della condizione medica generale. Durante la visita può essere presente anche un accompagnatore (un familiare, una figura caregiver, oppure un amico) qualora il paziente lo desideri e questo possa rivelarsi utile al fine di avere informazioni più esaurienti sulla condizione clinica del soggetto. Al termine della visita verrà proposto un piano di cure che può comprendere una terapia farmacologica, una terapia psicoterapica o di supporto psicologico, oppure un trattamento integrato, che preveda l’intervento farmacologico e psicologico insieme. In alcuni casi, qualora necessario, potrà essere richiesto anche un approfondimento clinico-diagnostico mediante l’esecuzione di esami e test.

Visita psichiatrica di controllo

La visita psichiatrica di controllo è una visita medica della durata di circa trenta minuti, effettuata generalmente dopo circa tre-quattro settimane dalla prima visita, al fine di valutare le condizioni cliniche del paziente e la risposta al trattamento. La frequenza delle visite di controllo varia in base allo stato di salute, alle necessità ed agli obiettivi terapeutici di ciascun individuo.

É un tipo di percorso introspettivo che permette di capire l’origine della sofferenza della persona che sta male, cercando allo stesso tempo di fornire dei nuovi strumenti di gestione del malessere. Spesso si decide di iniziare una psicoterapia con una richiesta d’aiuto esplicita, altre volte invece il disagio si presenta sotto forma di diverse manifestazioni più latenti attraverso ad esempio un’ansia generalizzata, disturbi somatici, disturbi del sonno etc.

Ed è attraverso l’aiuto del terapeuta che la persona potrà mettere a fuoco il proprio star male, occupandosene attivamente e affrancandosi da meccanismi disfunzionali, presenti spesso da tanto tempo nella storia di vita della persona. Date le diverse manifestazioni della sofferenza in ogni percorso terapeutico gli obiettivi saranno personalizzati e concordati insieme alla persona dopo i primi colloqui conoscitivi.

La richiesta d’aiuto a un consulente di coppia può avvenire in seguito a un momento di crisi o una separazione ma anche alla fatica ad affrontare dei passaggi della vita importanti, come l’inizio di una convivenza, della vita matrimoniale, la nascita di un figlio, le problematiche legate alla fertilità.

L’obiettivo della terapia di coppia è quindi trovare uno nuovo spazio con l’aiuto di uno specialista per poter affrontare situazioni di difficile gestione e può diventare un’occasione di scoprire nuovi modi di stare insieme e di promuovere un cambiamento individuale attraverso una maggiore conoscenza delle proprie dinamiche di coppia.

Questo tipo di aiuto può interessare i familiari che si trovano ad affrontare la scoperta di una diagnosi psichiatrica dei proprio cari. È un momento molto delicato quello in cui una persona a cui si vuole bene viene diagnosticato un disturbo ed è importante affidarsi a uno specialista che spieghi i sintomi e quali sono gli aspetti legati alla malattia che impattano sulla vita del soggetto. È altrettanto importante supportare la famiglia in questa nuova fase della vita per ristabilire nuovi equilibri, nuove risorse e nuove dinamiche.

"Se una società vuole veramente proteggere i bambini
       deve cominciare ad occuparsi dei genitori"
-  J. Bowlby


In alcuni momenti dello sviluppo, in particolare nelle fase preadolescenziale e adolescenziale, la relazione fra genitori e figli è messa a dura prova, arrivando talvolta a livelli di conflittualità tali da mettere in crisi gli equilibri familiari. In questi casi i genitori sperimentano sentimenti di impotenza, confusione, disorientamento e rabbia, oltre a profondi sensi di colpa e paure. I ragazzi, a loro volta possono sentirsi incompresi, non ascoltati e soli, faticando a dare una forma verbale al proprio pensiero, che spesso assume la forma di sintomatologia fisica o di agiti comportamentali.

Il supporto al ruolo genitoriale ha l’obiettivo di aiutare i genitori ad individuare dei percorsi per facilitare il rapporto educativo con i figli, partendo dai momenti di difficoltà quotidiana e dalla lettura dei loro molteplici significati; l’identificazione dei vissuti emotivi sottostanti a comportamenti e agiti problematici è infatti fondamentale per definire nuove possibilità di interazione definita da un minore livello di conflittualità.

Inoltre il sostegno alla genitorialità è fondamentale quando i ragazzi manifestano dei quadri sintomatologici caratterizzati, ad esempio, da ansia o disturbi alimentari: in questi casi i genitori spesso sentono la necessità di avere uno spazio per poter capire le difficoltà dei propri figli ed individuare le strategie più adeguate per gestire al meglio la sintomatologia.

Il supporto psicologico è un intervento in cui lo psicologo offre sostegno e ascolto a persone che stanno affrontando un momento di difficoltà o un disagio legato alla sfera psicologica, emotiva e relazionale con l’obiettivo di aiutarle a migliorare la propria qualità di vita. Attraverso il colloquio clinico e la costruzione della relazione clinica tra lo psicologo e paziente, è possibile favorire i processi di cambiamento desiderati e raggiungere un maggiore stato di benessere psicologico. Non è possibile preventivare a priori frequenza e durata degli incontri i quali saranno concordati dallo psicologo insieme al paziente. Qualsiasi percorso di supporto psicologico è però costituito da un’iniziale fase valutativa orientata all’analisi della domanda e della richiesta del paziente, una fase centrale di lavoro sugli obiettivi individuati ed una fase conclusiva e di chiusura volta a focalizzare e consolidare quanto raggiunto.

Durante il periodo dell’adolescenza e della prima età adulta i ragazzi spesso si trovano di fronte ad alcune “sfide”, fondamentali per la crescita ma spesso caratterizzate da un alto livello di conflittualità: le esperienze di separazione dai genitori, la scuola, l’integrazione con i coetanei, le prime eseperienze sentimentali e sessuali, i cambiamenti del corpo... Crescere significa infatti affrontare rapidi e importanti cambiamenti nel proprio funzionamento interno e rispondere a molteplici richieste provenienti dall’ambiente esterno.

In alcuni momenti del suo sviluppo l’individuo può trovarsi in difficoltà nel gestire questi compiti evolutivi.

Inoltre, a volte lo sviluppo avviene in modo disarmonico e i ragazzi possono di conseguenza risultare più competenti in alcune aree e più immaturi in altre, sperimentando un disagio difficile da esprimere verbalmente e che può sfociare in manifestazioni sintomatiche di vario tipo.

Ciò che riportano più frequentemente i ragazzi sono sintomi ansiosi, fobie, malesseri fisici di vario genere, problemi e rifiuto scolastico, alterazioni del ritmo sonno veglia, disturbi alimentari, disturbi di tipo depressivo, aggressività auto ed etero diretta, disagio nelle relazioni sociali, disagio rispetto al proprio corpo.

Comprendere il significato di questi comportamenti sintomatici è fondamentale per la loro risoluzione. Per questo può essere utile rivolgersi a uno psicoterapeuta e attivare un percorso di sostegno psicologico, finalizzato ad offrire uno spazio di ascolto, contenimento e rielaborazione del disagio presentato.

È fondamentale lavorare sulle risorse e i punti di forza dei ragazzi per aiutarli a ritrovare un equilibrio nel funzionamento.

Tale percorso prevede degli incontri a cadenza settimanale/quindicinale, preceduti da un primo colloquio con i genitori; sono inoltre previsti solitamente dei momenti di restituzione e confronto con i genitori al fine di aiutarli a definire le strategie più utili nell’interazione con i ragazzi.

L’arteterapia è un intervento terapeutico a mediazione non verbale che utilizza i materiali artistici e il processo creativo come sostituzione o integrazione della comunicazione verbale, nelle relazione tra arteterapeuta e paziente. Questo tipo di intervento valorizza la differenza sostanziale tra linguaggio visivo e verbale portando ad espressione emozioni e sentimenti attraverso l’immagine. In accordo con le parole di Paul Klee: “l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è”.

Attraverso il lavoro artistico avviene qualcosa di molto importante: la persona attua un riconoscimento di sé e della propria presenza in grado di lasciare una traccia, un segno attraverso il quale diviene possibile strutturare una relazione con il terapeuta atta a mettere in forma e comprendere alcune caratteristiche di sé, spesso non esprimibili in forma verbale.

Matite e pastelli colorati, tempere e colori ad olio, creta e collage e in generale ogni tecnica che permetta all’utente di esprimersi sono dunque gli strumenti di lavoro condivisi che, situati all’interno di un setting supportivo e “non giudicante” permettono una maggiore presa di coscienza delle proprie istanze attraverso la creazione di una relazione “mediata dall’opera” dove l’oggetto della creazione artistica diventa un elemento fondamentale di crescita personale e condivisione con l’altro di aspetti di sé.

La riabilitazione psichiatrica è un processo che ha come obiettivi quelli di identificare, prevenire e ridurre le cause della disabilità, ove essa è presente, e nello stesso tempo aiutare la persona a sviluppare ed usare le proprie risorse e capacità in modo da acquisire più fiducia in sé ed aumentare il livello di autostima, facendo leva su ciò che in essa vi è di sano e non sulla patologia.

Nel percorso riabilitativo l’individuo viene considerato nella sua interezza come portatore di interessi, di emozioni, di talenti, di speranze e di paure. Il metodo di lavoro prevede di stabilire degli obiettivi, partendo dalle scelte della persona rispetto all’ambiente dove vorrebbe vivere, lavorare studiare e socializzare entro un determinato periodo di tempo; la dimensione relazionale è un fattore fondamentale del percorso di cura, in quanto è solo al suo interno, e nel reciproco scambio tra paziente e operatore, che è possibile pensare a un cambiamento, tanto più possibile quanto più riesce ad essere condiviso all’interno del setting.

La Psicoeducazione è un intervento di tipo educativo orientato ad aiutare le persone che soffrono di un problema psicologico (o i loro famigliari) ad accedere ad una serie di informazioni circa la natura e la gestione del proprio disturbo. Può costituire una componente di altri interventi di tipo psicologico (es. psicoterapia) oppure può essere un percorso a sé stante.

La Psicoeducazione risponde all’esigenza di chi soffre, di saperne di più sul proprio disturbo, conoscerne i sintomi, le cause, gli effetti collaterali dei farmaci, ma anche apprendere com’è possibile intervenire, quali tecniche usare, com’è possibile ridurre effetti e complicanze.

La Psicoeducazione permette di compensare talvolta la povertà, talvolta l’abbondanza, di informazioni ricevute da medici o dai vari mezzi di comunicazione fornendo al paziente alla persona una corretta e personalizzata informazione

Mindfulness significa portare attenzione al momento presente in modo curioso e non giudicante. La Mindfulness è una pratica con cui si sviluppa la capacità di portare attenzione al momento presente, la consapevolezza e l’accettazione del momento attuale.

L’obiettivo della Mindfulness è quello di eliminare la sofferenza inutile, coltivando una comprensione e accettazione profonda di qualunque cosa accada attraverso un lavoro attivo con i propri stati mentali. Attraverso la pratica della Mindfulness è possibile passare da uno stato di disequilibrio e sofferenza ad uno di maggiore percezione soggettiva di benessere, grazie ad una conoscenza profonda degli stati e dei processi mentali.

Eye Movement Desensitisation and Reprocessing, è un tipo di psicoterapia che si basa sulla “stimolazione bilaterale” (movimenti oculari, tamburellamento sulle mani o musica) per facilitare l’elaborazione dei ricordi traumatici permettendo la loro integrazione nella memoria e riducendo quell’intensità emotiva del ricordo che in modo più o meno esplicito influenza il presente.

L’EMDR si può applicare a diverse psicopatologie: lutti, depressione, ansia, problematiche di dipendenze.

Alcune prestazioni sono disponibili anche online. Contattaci per ulteriori informazioni

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